APPUNTI PER DOMANI di Massimiliano Vergani

Aggiornato il: mag 22


foto di Massimiliano Vergani (diritti riservati)

E poi finalmente capitò che una mattina mi svegliai per scrivere la pagina del giorno dopo.

La luce del sole era la solita, ma diversamente solita.

Avevo imparato a vedere l'alba, ad alzarmi presto, ad assaporare il bello che c'era dentro a ogni cosa. E non volevo perdere questa abitudine.

Ma quando vidi quella pagina bianca, da riempire e da scrivere dall'inizio, mi bloccai. L'avevo sognata da tantissimo tempo ma era come se quel futuro fosse qualcosa di talmente lontano e inarrivabile che sembrava impossibile che lo stessimo vivendo. Avevo pensato molto al tempo che non sarebbe più tornato...

Avevo pensato, troppo.

Quello che succedeva era come una violenza a quello che era diventato una routine, come se qualcosa dentro non volesse andare avanti e scrivere quelle nuove pagine.

Avevamo lottato per tanto tempo, avevamo stretto i denti come mai avevamo fatto eppure finalmente ne eravamo usciti. Ma avevo paura a tornare a rivedere gli amici, ad uscire per mangiare una pizza, a sedermi in un cinema o un teatro per vedere uno spettacolo, ad abbracciare i miei genitori.

Avevamo scoperto il significato della parola “libertà”, avevamo vissuto l'epoca dei giga illimitati prima del 5G, delle inutili cantate sui balconi, delle serie tv in streaming, delle videochiamate coi nonni, dei gel igienizzanti. Dei dottori eroi e dei calciatori in fuga, delle code ai supermercati e della auto in garage. La natura forse ci aveva presentato un conto salato ma da pagare, tutti insieme.

Poi la mattina del giorno dopo il sole sorse, come era sempre sorto.

Sembrava tutto così strano, così irreale. E infatti lo era. Non ero pronto al finale hollywoodiano. Per troppo tempo abbiamo immaginato il momento in cui finiva la pandemia, e ora che tutto stava avvenendo ripensai a chi non c'era più e non ero riuscito a salutare. Pensai che dovevo vivere tutto al massimo, senza guardare indietro ma solo avanti. Pensai ai voli delle rondini, alle canzoni di Battiato, alla pizza margherita e al lungomare di Pesaro. Pensai ai libri di David Grossman che non avevo letto e alle poesie di Prevert. Ai film di Hitchcock e a quelli di Welles, ma anche a quelli di Kubrick e De Sica. Pensai ai miei nonni e alla guerra che avevano vissuto, pensai alle scarpe Nike che non avevo comprato e alle serie tv che avevo interrotto. Poi pensai al sorriso di mia madre e a quello di mio padre. Agli sguardi impauriti che non c'erano più. E lentamente iniziai a scrivere le nuove pagine...


Purtroppo quel domani non è ancora arrivato. Purtroppo stiamo ancora lottando per riprendere quella libertà di cui tanto abbiamo parlato e abusato e di cui forse non ci siamo mai resi conto del vero significato. Ma la luce del sole che sorgerà la mattina della nuova pagina, sarà la più bella di tutte.

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