Educatori (Sfruttati, malpagati, ricattati)

Aggiornamento: 1 mag

C’è un Puffo che sta antipatico a tutti, nel mondo dei simpatici cosetti blu è quello occhialuto sempre con il ditino alzato. Saccente e seccante la sua frase preferita è “Ve l’avevo detto io!”.

Fare la parte di Puffo Quattrocchi è quindi, per chi scrive queste righe, una cosa imbarazzante ma quanto mai necessaria.

Nel 2018, il sottoscritto, Daniele Grassini e Maria Cristina Faraci scrivemmo un libro che fece incavolare parecchia gente. Si intitolava “Educatori, fruttati, malpagati, ricattati” e cercava di fare una fotografia del mondo educativo il più possibile realistica, spogliata da quella patina di falso buonismo e sorrisi smaglianti che girava (e gira ancora) nella stampa mainstream.

L’operazione ebbe un certo successo, si può capire come un libro abbia colto nel segno non tanto da quante copie vende (altrimenti le biografie di politici e calciatori potrebbero essere scambiate per qualcosa di rilevante dal punto di vista sociale) ma dal numero di persone che si incazzano nel leggerlo o che provano a evitarne la diffusione.

In quel caso l’autore sa di aver beccato in pieno un nervo scoperto e di aver fatto male laddove serve.


Perché “Educatori” non era un lavoro creato per amore di sterile polemica, ai tempi tutti e tre gli autori erano degli educatori e tutti e tre ci credevano davvero che attraverso questo lavoro si potesse cambiare, pezzettino per pezzettino un sistema.



Chiaramente il volume fu preso dalle aziende del terzo settore come un attacco sterile a quel mondo perfetto che molti credevano di aver creato. Un mondo dove troppo spesso si passava sopra ai diritti fondamentali del lavoro, dove gli operatori erano esposti a violenze fisiche e psicologiche non solo da parte degli utenti (e qui si aprirebbe il tema della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro) ma anche da parte delle aziende che pretendono turni estenuanti nelle comunità, che pagano solo le ore effettive di operatività con gli utenti (che nella scolastica si traduce nell’atrocità per la quale se il minore è assente tu ti rechi a scuola e loro non pagano), che non si preoccupano della cura dello stress da lavoro correlato lasciando gli operatori in preda di problemi che diventano via via invalidanti…




Durante le decine di conferenze, riunioni, dibattiti e interviste dicevamo ai quattro venti che questa situazione stava per esplodere. Che il ciclo d’oro dell’educazione con centinaia di matricole a entrare nelle università e a uscire con grandi sogni e speranze si sarebbe presto esaurito ma, anche qui, i responsabili dei servizi di sentivano un po’ come il capitano del Titanic: inutile pensare che una nave inaffondabile potesse colare a picco… e invece.

La crisi del settore cova da almeno un paio d’anni e si è palesata a noi professionisti del settore già da un po’. Sono mesi che le ricerche di operatori diventano eterne, che gli organici non si riempiono e le bacheche delle offerte di lavoro sono disertate dai più. Sono mesi che chiunque segue una pagina o un gruppo per educatori si è accorto che le sole domande che si fanno sono orientate a capire come cambiare lavoro, non come trovarlo o migliorarlo.

Adesso, quando tutto crolla, buoni ultimi, se ne accorgono anche i tavoli di settore, il CNCA lancia l’allarme e, finalmente il giornalista di turno accende un tardivo faro sulla cosa.

Ottimo, come per la catastrofe climatica anche per la catastrofe educativa (chiamiamola così una volta per tutte) ci sarà sicuramente molto tempo per metterci una pezza.

Magari cominciamo apparecchiando un bel tavolo dove tutti, come sempre pensano agli aspetti filosofici della questione, poi facciamo un paio di convegni, chiamiamo ancora giornalisti…

Nel frattempo magari mettiamo mani agli appalti e cominciamo a considerare l’educatore della scolastica come EDUCATORE DI PLESSO e non educatore dell’utente: se il bambino è presente lavora con lui se non c’è si può occupare di uno dei tantissimi bambini in difficoltà che il nostro bel sistema di performance lascia indietro.

Cominciamo ad aprire un vero dibattito sul costo delle rette nelle comunità residenziali che permetta di superare tutte le storture del sistema (prima ma non unica la NOTTE PASSIVA) e poi cominciamo a valorizzare l’educatore con un sistema che non sia solo economicamente premiante.

Dico non solo economicamente premiante perché oltre allo squallore del dato economico quello che dobbiamo mettere in chiaro è che nel mondo dell’educazione manca anche la possibilità di un vero sviluppo di carriera. Se non ti capita la botta di fortuna entri educatore e muori educatore con lo stesso stipendio salvo scatti di anzianità.

Sono felice che il comune di Milano si interroghi sul problema, davvero. Ma se poi lo stesso Comune che si chiede i motivi di questo problema taglia del 40% le rette delle comunità Mamma Bambino rendendo le medesime assolutamente insostenibili pare a chi scrive che la domanda sia schizofrenica. E questo vale per ogni Comune e per ogni nuovo appalto.

Risparmiare sul sociale significa risparmiare sui bisogni della gente. Quando si preferisce tagliare su un educatore si deve esser chiari, si sta tagliando su un minore, su una famiglia e su una società. Si stanno creando i presupposti per un malessere sempre più grande e ingestibile.

Chiunque sappia di fisica sa che ad ogni azione corrisponde una reazione e che i sistemi risentono di ogni variazione all’interno e all’esterno dei sistemi stessi. Quello che state vedendo ora è solo l’effetto di una serie di altri affetti. Per tornare indietro ci vorrà molto tempo e io non ho alcune idea di dove si andrà a finire.

Spiace solo che per ora, come lo sgradevole Puffo Quattrocchi si debba semplicemente dire

“Ve lo avevamo detto, noi!”


Per saperne di più:

Educatori (Sfruttati, malpagati, ricattati) di Maurizio Mozzoni, Daniele Grassini, Maria Cristina Faraci al link https://www.edizioniunderground.it/educatori


Il mestiere (im)possibile. L'educatore tra passione, impegno e rischio burnout di Sara Arrighi, Laura Birtolo, Sara Loffredo, Serena Saggiomo al link https://www.edizioniunderground.it/il-mestiere-im-possibile

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