IN INTIMITÀ (di Salvatore Puglisi)


Le otto di sera di un lunedì d’inizio giugno, a Milano. Il cielo è chiaro e luminoso, nell'aria si sente ancora l’odore della pioggia che fino a qualche ora prima aveva bagnato queste strade. C’è leggerezza nell'aria, leggerezza ed eccitazione. Davanti al cinema Mexico, in via Savona al 57, c’è una fila irregolare per entrare alla prima di Se il cielo è tradito il nuovo lavoro di Gregory Fusaro, ed è davvero una bella sensazione vedere tutta questa gente fremente nell'attesa di affrontare questo viaggio collettivo che solo il cinema sa dare. È impossibile scambiare qualche parola sensata con Gregory, è su di giri, eccitatissimo di far vedere questa sua ultima fatica. Presenterà un documentario sulla figura di Claudio Galuzzi, un documentario al quale ha lavorato negli ultimi anni – ho avuto la fortuna di partecipare alle prime visioni casalinghe, per pochi intimi, nella cucina di casa sua, tra birre e i residui del pacco da giù. Gregory mi aveva parlato di questo personaggio ormai sconosciuto, morto precocemente, ma una figura fondamentale per il suo tempo, gli anni ottanta-novanta. Me ne aveva parlato ma ancora non avevo ben chiaro l’entità del personaggio. Ricordo queste prime visioni in uno schermo piccolo e improbabile, con una qualità audio e video ancora non ben definite, e le schede che ci aveva dato per annotare dubbi, errori o incomprensioni.

Ricordo quelle intime chiacchierate mentre mi siedo in sala, sullo schermo c’è il fermo immagine della locandina del film e attorno a me, in una sala trepidante, percepisco quella stessa sensazione d’intimità che avevo provato nella cucina di casa sua. E l’intimità, penso quando vengono proiettate le prime immagini del documentario, è l’elemento fondamentale di questo lavoro. L’intimità della scoperta, l’intimità della ricerca. L’intimità di parlare davanti alla macchinetta del caffè con una collega e scoprire l’esistenza di tale Claudio Galuzzi, senza il quale, molto probabilmente, non avremmo avuto la freschezza della nuova musica italiana che è partita dagli anni novanta. Quella musica che ha accompagnato Gregory nella sua adolescenza in Calabria – e la musica che ti sconvolge la giovinezza è un qualcosa che avrà sempre a che fare con la propria intimità. La ricerca di Gregory non si è fermata a scrivere il nome di Claudio Galuzzi su Google, anche perché i risultati che ha trovato erano quasi inesistenti, la ricerca è continuata contattando la famiglia e lì che esplode un’altra intimità. L’intimità di una famiglia che decide di scoperchiare un vaso di Pandora tenuto chiuso per lunghi anni. E come Gregory è rispettoso di questi ricordi lo sono gli intervistati che con la luce negli occhi raccontano aneddoti, momenti e viaggi di questo semi sconosciuto. Di questo soggetto che catalizzava a sé i desideri e i sogni di artisti ancora acerbi, in un nord Italia avvolto dalla nebbia – di questo personaggio che catalizzava a sé le varie arti diventando egli stesso un meltin pot di contaminazioni artistiche. Creando ibridi artistici che forse erano avanti nel tempo – che da Berlino portava ventate di mondo nella provincia lodigiana. Tutto questo ha sempre più il sapore dell’intimità, l’intimità delle poesie che scriveva Claudio Galuzzi – di quelle poesie che per una generazione di musicisti ed artisti sono diventate eterne. L’intimità di quei versi letti e riletti, di quelle pagine sgualcite dal troppo essere state consultate. L’intimità di quei versi da cui sono stati attinti brani ed album che hanno fatto epoca.

Gregory Fusaro si è inerpicato lungo questo sentiero di montagna senza avere a disposizione né video di repertorio né una documentazione sufficiente, fino ad arrivare a questa sera fresca di un lunedì di inizio giugno a Milano. Dove si è fatto responsabile inconsapevole di un pezzo di memoria generazionale e lo ha fatto con intimità e soprattutto con poesia, con immensa poesia.


SALVATORE PUGLISI


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